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Toro, così non va

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TORO, COSI’ NON VA

La musica è sempre la stessa. All’inizio della stagione sembra che ogni tassello stia al posto giusto, la squadra piena di giocatori di belle speranze, i tifosi sempre al seguito con il solito caloroso attaccamento, seguito dall’entusiasmo che accompagna tutte le campagne acquisti estive. Tutto questo da tre anni, tanti sono quelli passati dallo spareggio col Mantova. Eppure stiamo sempre lì, nella zona bassa della classifica, a rimuginare nelle solite ansie da retrocessione. Poi alla fine della stagione arriva la partita della salvezza e si ricomincia daccapo. Il Presidente ce la mette tutta nel rafforzamento della squadra ma, smanioso di trovare la ricetta giusta, ogni anno rimescola giocatori, allenatore e collaboratori. Ed ecco che quel poco che si era riuscito a fare viene messo di nuovo in discussione. Per un verso o per l’altro c’è sempre una squadra incompiuta, non si vede traccia del famoso progetto. Possibile che il “progetto” non abbia linee precise e debba essere messo a soqquadro? Perché vengono sempre cambiati gli obiettivi nell’impostazione della campagna acquisti e nella scelta dello staff tecnico? A questo deve porre rimedio Cairo. Impostare finalmente il progetto senza essere sopraffatto dall’emotività. Il Grande Pianelli ricostruì il Toro dal niente, anno dopo anno. Pose le basi per costruire l’ambiente ideale per una società con la tradizione granata. Se andiamo a vedere quali sono i protagonisti del suo Toro possiamo ricordare giocatori che sono entrati nella leggenda granata. Non sono giocatori da Pallone d’oro, sono giocatori da TORO, quelli che hanno incarnato lo spirito degli Eroi di Superga. Laddove i limiti tecnici venivano ampiamente compensati da quel furore agonistico che ha contraddistinto la storia del Toro anni 60 e anni 70. Cairo deve prendere come riferimento queste basi e vedrà che arriveranno i risultati sul campo. Non è detto che debbano essere spesi chissà quanti milioni. Quanto è costato Rubin? Quanto costa riscattare Dzemaili? Non ci vuole molto, basta affidarsi alla competenza tecnica di chi vive nel mondo del calcio. Si affidi a gente Granata come Zaccarelli e Pulici, per esempio. Per avere successo con il Toro bisogna costruire una squadra con determinate caratteristiche. Non bastano i piedi buoni, ci vuole anche il carattere e la determinazione. Quella determinazione che in questa stagione abbiamo visto a sprazzi. Il valore tecnico della squadra non è da bassa classifica. Cosa ha il Toro da invidiare a squadre come il Palermo e l’Atalanta per esempio? Perché abbiamo perso diverse partite con grosso rammarico? Forse avevamo i mezzi per ottenere migliori risultati e c’è stato sempre qualche sfortunato episodio a compromettere la gara? Allora c’è qualcosa su cui costruire e migliorare. E’ la speranza di tutti i tifosi del Toro per non sentire sempre la stessa musica e riuscire a sognare per un po’ ad occhi aperti.
Piero Iannamorelli


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